16 Sep 2013

Perché siamo insoddisfatti in quanto Generazione Y

    Una cena che ti fa pensare a come mai sei insoddisfatto, annoiando a morte il tuo commensale: non é proprio una cosa carina da fare, ma aiuta. Pare che questo sia il male del momento, é noto, e perfettamente spiegabile. Cerchiamo di spiegare la matassa:

      "Tutti coloro nati tra la fine del 1970 e la metà degli anni '90 sono categorizzati nella Generazione Y. 

Accade che la Generazione Y, a differenza di quella dei genitori, appartenenti alla generazione dei Baby Boomer (per via del boom di nascite del secondo dopo guerra) nata negli anni '50, cresciuti da  i nonni della Generazione Y, la così detta Great Generation (per via degli anni della Grande Depressione e il vissuto della Prima Guerra Mondiale), é cresciuta con ideali gonfiati, meno realistici e perciò causa di delusione. 

La Great Gen. visse con l'ossessione di trovare un lavoro pratico e stabile e tramandò questi ideali ai genitori della Gen.Y i quali crebbero con l'ideale che un verde e prosperoso futuro é possibile al compimento di anni di fatica e lavoro duro. 
Dopo il periodo hippy infatti, la generazione dei Baby B. iniziò a lavorare alla propria carriera, spianando la strada per il proprio futuro. Gli anni '70, '80 e '90 seguirono, e con loro una grande prosperità economica senza precedenti; i genitori della Gen.Y ottennero più risultati di quelli immaginati e questo portò grande soddisfazione e ottimismo. 

Con una vita più facile e soddisfacente di quella dei propri genitori, i Baby B. crebbero i loro figli con ideali di ottimismo e infinite possibilità; alla Gen.Y viene insegnato che si può diventare ciò che più si vuole nella propria vita, e il germe dell'essere speciali inizia ad essere inculcato nelle menti di quest'ultimi. 

Siete ancora con me? ..bene, allora continuiamo ad analizzare gli aspetti salienti la Gen.Y:

  • L'essere altamente ambiziosi:
Il primo fattore della depressione della Gen.Y é l'essere ambiziosi. I Baby B. si erano limitati a ricercare il Sogno Americano, la Gen. Y é alla ricerca del proprio sogno: un lavoro non deve solo dare stabilità  e prosperità economica, deve essere anche soddisfacente, aspetto al quale i genitori non diedero troppa priorità. 
Ma c'é di più: oltre alle aspettative lavorative ben più ambizione della generazione precedente, un altro fattore entra in gioco nella Gen.Y, quello di sentirsi speciali. La carriera del Sig. Primo, appartenente alla Gen.Y dunque, non solo sarà migliore di quella dei propri genitori ma sarà migliore, a sua volta, della carriera degli altri stessi appartenenti alla Gen.Y.  

  • L'essere deliranti:
Ora, il sentirsi "speciali" dilagante nella Gen.Y, sarà il primo problema una volta nel mercato del lavoro. I genitori di quest'ultima generazione di "supereroi" erano preparati ad anni di duro lavoro e gavetta prima di arrivare alla meta tanto ambita. Il sentirsi speciali della Gen.Y da per dovuto il fatto di ricevere il riconoscimento del proprio essere speciali fin da subito: accade che il mondo reale però, si riveli come un posto non facile dove vivere e che una posizione soddisfacente richieda anni di duro lavoro, sudore e insoddisfazioni per essere costruita, anche una di medio livello. La gran maggioranza delle persone infatti, anche quelle più talentuose, non vantano nessuna posizione di rilievo fino a metà dei primi vent'anni di età. 

  • La sovraesposizione dovuta ai social network:
Tra i genitori della Gen.Y ci sarà stato chi ha avuto più successo e soddisfazioni di altri, e forse se ne é sentito parlare, ma la maggioranza dei Baby B. non erano a conoscenza di cosa stava succedendo nelle vite lavorative degli altri Baby B. La nostra generazione, al contrario, é costantemente tartassata da un nuovo fenomeno: i social media, primo tra tutti Facebook. 

I social media creano un mondo dove a) sembra che chiunque viva una vita pubblica e spontanea; b) la maggioranza delle persone presenta una versione gonfiata e ritoccata della propria vita; c) coloro i quali condividono di più della loro vita, carriera o relazione sentimentale, sono automaticamente coloro che se la passano meglio, mentre chi fa fatica tende a non condividere la propria miseria. 
Tutto trascina la Gen.Y in uno stato di depressione, o perlomeno di frustrazione misto a senso di inadeguatezza. Probabilmente, infatti, il soggetto medio della Gen.Y ha iniziato la propria carriera nel modo giusto, nonostante ciò, e per tutto ciò, ne ricava una versione distorta."

Ecco alcuni consigli utili per la Gen.Y:

1) Restare altamente ambiziosi. 
Il mondo in cui viviamo brulica di opportunità che una persona ambiziosa saprà fruttare a tempo debito. La direzione giusta da seguire può sembrare non chiara, ma tutto prenderà un verso col tempo: l'importante é il nuotare verso una direzione. 

2) Smettere di pensare che si é speciali. 
La realtà é che non hai nulla di speciale. Sei solo uno dei tanti altri candidati senza esperienza che non ha poi così tanto da offrire. Speciale lo diventerai, con anni di fatica e impegno. 

3) Ignora chi é intorno a te.
L'erba del vicino é sempre più verde e, con l'era dei social network, l'erba degli altri prende le sembianze di un pascolo idilliaco. La verità é che chiunque é tanto indeciso, quanto insicuro e frustrato esattamente quanto te; se continui a dedicarti a ciò che stai facendo, non ci sarà nessuna ragione di essere invidioso di nessun altro. 

thanks to waitbutwhy







Quanti tramonti hai perso fino ad ora?

Quanti tramonti abbiamo perso fino ad ora? Pensandoci chi lo vede mai il tramonto o l'alba oggi giorno, non ne si ha il tempo. Ho vaghi ricordi delle mie albe e i miei tramonti, e tutti sono ricordi bellissimi; i tramonti sicuramente, durante cene estive e passeggiate sul bagnasciuga. Mi sono imbattuto in una coppia di ragazzi ha deciso di vivere diversamente, un'altra si.   
Nick Olson e Lilah Horwitz si fanno chiamare makers in quanto cercano di occuparsi delle cose di cui hanno bisogno imparando a farle da sé,  come costruirsi una casa: collezionando i materiali, ma soprattutto le finestre durante il tempo. Chissà che effetto fa guardare attraverso una finestra che un tempo incorniciò altri paesaggi, altre storie. 






15 Sep 2013

Il barbiere di Livorno che avrebbe voluto trasferirsi a Malaga ma lavorava a Soho.

Spinto da un irrefrenabile voglia di liberarti dei capelli in eccesso che pesano sulla tua testa da oramai troppe settimane, ti riduci all'orlo dell'esaurimento; dopo mille ricerche su internet per trovare il parrucchiere perfetto semplicemente scegli in scendere in strada e trovartelo da te. Qualcosa da quelle ricerche l'hai comunque imparata e ti rechi a Soho, dove sai di trovare un piccolo negozietto che più sembra un negozio di parrucche sintetiche ma sei li, entri. Su come sia riuscito ad entrarci due volte in meno di mezz'ora e di come abbia scoperto che su cinque impiegati tre fossero italiani, tornerò più tardi, e si, non dimenticherò di descrivere le mattonelle a scacchiera, le volate di borotalco-all'improvviso e di come io mi sorprenda tutt'ora di avere ancora entrambe le orecchie, ed un taglio decente vista la velocità d'esecuzione. 

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